

Nature di questa settimana dedica un articolo al prossimo compleanno di Rita Levi Montalcini, 100 anni e ancora fa ricerca.La prima e' che tra 70 anni non sentirete storie del genere di scienziati oggi trentenni. La ricerca oggi infatti risente troppo della mentalita' d'azienda e tutti i progetti rischiosi vengono bocciati, nessuno potra' mai piu' passare 6 anni a fare una ricerca senza risultati in cui nessuno crede, come fece Rita. La conseguenza e' che oggi come oggi si scoprono solo cose che un pochino ci si aspetta, perche' nessuno vuol correre il rischio di buttarsi in un campo inesplorato (non pubblicare per 3 anni e finire automaticamente nella disoccupazione). La tragedia e' che la tecnologia, la farmacologia, la diagnostica, la medicina che oggi vivono di rendita delle ricerche degli anni 70, tra 30 anni sentiranno il vuoto della mancanza di innovazione. Se ne accorgeranno un po' prima che sia troppo tardi?
La seconda e' che lessi una volta in una intervista a Rita:
"Cosa fece quando le dissero che aveva vinto il Nobel?"
"Bevvi un brodino e andai a letto, l'indomani dovevo andare a lavorare come sempre alle sei del mattino"
Questa frase contiene tutta la tristezza di una solitudine in cui la maggiore gloria a cui uno scienziato puo' mai aspirare non viene neanche condivisa, perche' una donna negli anni venti, ma anche settanta e ottanta, e ne conosco parecchie, non poteva conciliare una famiglia e una vita professionale, non perche' necessariamente non ne avesse volonta' e capacita', ma perche' per gli uomini di allora e per molti di adesso, stare accanto a una donna che ha piu' successo di loro e' degradante.